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Giuliana Petrini

GIULIANA PETRINI
educatrice alla percezione

..." Sono arrivata qui semplicemente cercando ", cercando di fare amicizia con quel malessere che fin da piccola mi nascondevo dentro, quella fatica nel non riuscire a comunicare con il mondo, così come il mondo sembrava chiedermi. Amavo l’immagine di una ballerina che danzava su un trapezio, nel mezzo di un circo, amavo disegnare, amavo sognare di me più che decidere di me.

Così per qualche tempo altri hanno deciso e mi sono ritrovata a fare altro, studiare altro, vivere altro.

Ma un giorno qualcosa dentro di me è cambiato. Una decisione sempre rimandata si è fatta improvvisamente urgente ed allora, senza più esitazioni, sono uscita dalla mia esistenza programmata e, con tanta paura da sentirmi più morta che viva, ho "messo la mia barca in mare ed ho ascoltato il vento".

E così è successo che la vita mi ha sollevata, mi ha spinta, mi ha svegliata, mi ha scrollato di dosso quel torpore e mi ha rassicurata.

E mi ha insegnato ad ascoltare, così come mio padre mi aveva insegnato ad ascoltare la sua musica, e a credere nel mistero del corpo, così come mia madre mi aveva insegnato che si può morire e rinascere cento volte in una stessa vita.

madre

La mia esperienza di oggi è frutto di una ricerca iniziata con gli insegnamenti del Prof. De Bartolomeis, docente di Pedagogia all’Università di Torino, durante i suoi laboratori di educazione all’arte e sviluppatasi con Jean Paul Resseguier, kinesioterapista. Con il suo metodo - "Armonizzazione del corpo sensibile" – ho potuto applicare al corpo umano ciò che avevo imparato attraverso le attività artistiche.

L’arte ha stimolato in me soprattutto l’esercizio delle funzioni percettive: "ho guardato" con la pittura, "ho ascoltato" con la danza e il canto, "ho toccato" con il modellaggio della creta e con la scultura. Ho esercitato la capacità di "sentire" la qualità di una forma, il sentimento di un pieno e di un vuoto, la forza di un tratto, la differenza di un gesto pesante o leggero.

Il corpo, in una alternanza di passivo ed attivo, di ricettivo e creativo è il vero protagonista, spettatore e contemporaneamente attore della propria opera.

La mia curiosità si è così rivolta più attentamente al corpo umano, al modo attraverso cui esprime armonie e disarmonie. Jean Paul Resseguier, con il suo metodo, mi ha indicato ancora una volta lo sviluppo della percezione.

Ed ho ritrovato nell’ascolto del corpo, nella modalità di percepire sé stessi, un linguaggio simbolico, simile a quello dell’arte e del sogno, la cui constatazione permette l’avvio di un processo evolutivo-creativo atto a permettere la naturale trasformazione di una condizione psichica e fisica sofferente.

Oggi la mia ricerca è stimolata e alimentata dalla Nuova Medicina che rivede nei sintomi delle malattie risposte "metaforiche" che rispecchiano un codice biologico arcaico, significante ancora del legame tra i bisogni primari dell’uomo e la sua relazione con l’ambiente. Il corpo si racconta attraverso un’esperienza che va intesa nella sua rappresentazione simbolica.